Prima stella della sera


14/08/2005

Signore, Signori e S'ignori; vi ricordate il post in cui promettevo grandi sorprese, ricchi premi e cotillons? Bene, direi che è giunto il momento per svelare finalmente le carte, levare le cupole scaldapiatto (in qualsiasi modo si chiamino in realtà) e prendere costosissime bottiglie di Dom Perignon e spaccarle senza pensare alla recessione. Quindi mano alla tastiera e preparatevi a cambiare il link, perchè da oggi

Siamo qui

è il V.espero-pensiero delle 12:49. Mi piacerebbe sentire i vostri commenti .


12/08/2005

Come punta di lama di Toledo
io non risparmio; solvo
come il vetriolo con cui mi balocco.
Non conosco mercede, non assolvo,
non ho pietà, non sedo
la lite, non arrocco
facendo finta di niente; incocco
come Apollo la freccia. Io non credo
che il problema risolvo
quando è palese che non c'è uno sbocco.
Se dentro alla piaga volvo e rivolvo
senza ragion lo stocco,
che mi vale? No, quella freccia scocco
e quando suona l'ultimo rintocco
e finita è la licenza, io tocco.

Faccio la sborona (Canzone AbCBacC ... CC)

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07/08/2005

Non molto da dire, se non che ho voglia di chiudermi in un guscio di noce e buttarmi dentro l'acqua per vedere dove approdo, senza per questo sentirmi affatto re di un regno infinito. Ho voglia di mangiarmi, digerirmi e vedere se mi riesco a offrire ancora nutrimento. Quel che dice mia sorella è, purtroppo, vero, anche se ha torto. Voglio rinascere ammantata di petrolio.

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06/08/2005

Giro con mia sorella in macchina con gli Audioslave a volumi da concerto e penso: "Voglio la sagoma di cartone di Paulo Coelho e la voglio usare come bersaglio per le freccette".

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02/08/2005

Mentre mi specchio nel verde lattiginoso di un Bacardi Breezer al lime ripenso a tutte le cose che avevo in mente di scrivere stasera. Dagli squisiti cazzeggiamenti femminili con Ross a delle mie cose scritte in passato, che ancora oggi scriverei esattamente allo stesso modo. Caso raro. Ma non accadrà, perchè mi sto specchiando nel verde lattiginoso del suddetto Bacardi mentre ascolto i dischi peggiori che l'inconscio collettivo abbia potuto produrre, ovvero Pornography e Seventeen Seconds, ed evito volutamente di menzionare i Joy Division perchè alla fine sono meno dolentemente rassegnati, più rabbiosi e meno frustrati. Non fateci caso, è l'alcol che parla, perchè questa roba mi entra sempre in circolo facilmente. Per cui stasera mi lascio alla testa che gira, mentre io vado storta perchè tutto va storto e ritorno ad avere i miei 15 anni precoci. Che orribile momento. Sapevo scrivere meno di un terzo di come so scrivere adesso, non avevo autoironia, non fumavo nemmeno. Buonanotte.

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01/08/2005

Vespero nella parte di Grimilde: Specchio Specchio, quella sgallettata di Biancaneve sarà mica meglio di me?

Ross nella parte dello specchio: No. Lei è buona e ha la faccia da scema. Tu almeno hai la tua identità Grimilde bella.

VNPDG: Uh, fico *va via saltellando per la stanza*

RNPDS: Ecco... con un paio di parole ci si risparmiava un'ora e mezza di risate malefiche e nani canterini


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Yo ho, yo ho, a pirate's life for me
We pillage, we plunder, we rifle, and loot
Drink up, me 'earties, yo ho
We kidnap and ravage and don't give a hoot
Drink up me 'earties, yo ho

Yo ho, yo ho, a pirate's life for me
We extort, we pilfer, we filch, and sack
Drink up, me 'earties, yo ho
Maraud and embezzle, and even high-jack
Drink up, me 'earties, yo ho

Yo ho, yo ho, a pirate's life for me
We kindle and char, inflame and ignite
Drink up, me 'earties, yo ho
We burn up the city, we're really a fright
Drink up, me 'earties, yo ho

We're rascals, scoundrels, villains, and knaves
Drink up, me 'earties, yo ho
We're devils and black sheep, really bad eggs
Drink up, me 'earties, yo ho

Yo ho, yo ho, a pirate's life for me
We're beggars and blighters, ne'er-do-well cads
Drink up, me 'earties, yo ho
Aye, but we're loved by our mommies and dads
Drink up, me 'earties, yo ho

Yo ho, yo ho, a pirate's life for me

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Eccolo, il post che cerco, esattamente mentre Giuni Russo canta la sua ultima canzone. Maledizione alla serendipità, alla penicillina e al vino che non scorre a fiumi come dovrebbe. Ma a quello posso pensare io, una bella strigliata alla Baronessa potrebbe anche bastare. Da qualche parte ho anche qualcosa di scritto sugli occhi misteriosi della Baronessa, e lo cerco mentre penso a quante volte Tata ha fatto gli occhi più tristi del solito vedendo me che soffrivo per un motivo qualsiasi, che fosse un dente del giudizio estratto a Siracusa, o l'angoscioso abbandono di un tizio che credevo fosse l'uomo della mia vita. E le ho bagnato il pelo di lacrime, mentre lei immobile come una borsa dell'acqua calda mi lasciava fare, frenando la sua voglia di coccole e di giocare. Ma quando mi strappa un sorriso, e sa perfettamente di esserci riuscita, allora niente più la ferma, e io devo tenere le ginocchia piegate e il baricentro basso per non volare via come un crash test dummie all'impatto con questa specie di piccola locomotiva. E posso anche dire addio alle maniche di magliette, camicie e maglioni, perchè dopo i suoi adorabili morsi dati a mezza bocca per non staccarmi un braccio saranno zuppi da strizzare. Anche lo stesso cane.

Panegirico

Occhi come
un ematoma vecchio,
un tramonto finito.
Occhi come
acciaio e come
giada.
Occhi come arcobaleno.
Lino e seta
e verderame.
Diamante duro
e nuvole.
Tempesta e
prima alba.
Astio e tenerezza e
rimpianto.
Avranno pace mai
questi tuoi occhi,
Madre?


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Passato. Che mi riempie le cuffie, che mi bombarda gli occhi. E detesto splinder quando decide che alcuni blog gli stanno simpatici e li carica e altri invece non sono sufficientemente raccomandati da caricare anche con i server talmente roventi che qualcuno ci cuoce le uova sopra e qualcun altro ci accende le sigarette. E invece amo, adoro leccarmi le ferite, niente di metaforico, per carità, mi conoscete abbastanza bene da capire che non mi permetterei mai di usare una metafora talmente scontata. Parlavo in senso squisitamente letterale, con la saliva che brucia leggermente sul taglio appena fatto con l'allumino protettivo della lattina del chinotto. Che se ci pensate il chinotto, quella lattina, quell'allumino, sono delle cose splendidamente snob. Del resto il chinotto, chè sempre di uno sto parlando e sapete benissimo anche di quale, fu l'ultimo ad eliminare la linguetta dalle proprie lattine. Nei giorni in cui sono cinica penso che sia stato per un esubero di scorte che andavano, in qualche modo, consumate. Oggi invece voglio pensare che sia perchè, dai, non raccontiamoci balle, il chinotto è il chinotto.

E poi cosa adoro stasera? Mettere in coda lo stesso pezzo diverse volte per lo scaricamento, vedere chi fa prima, ascoltarlo prima di metterlo nella cartella definitiva dei files musicali, e tenere soltanto la copia migliore. Perchè già è abbastanza dura rinunciare ai dischi originali, se poi ci dobbiamo anche accontentare di files scadenti ditelo che è un boicottaggio contro la musica in genere, e non solo contro quella illegale. Oddio, cosa ho appena scritto, musica illegale. Levatemi in alto e fate di me il nuovo messia, perchè prevedo che un giorno sarà così, tutti i dischi bruciati, e gente come me che canta e suona clandestinamente, muovendosi di città in città lungo le linee ferroviarie. Mi domando a che temperatura brucino i CD.

Vediamo...Odio questa sensazione di stare inevitabilmente sbagliando tutto, per l'ennesima volta. Ma questa è un'altra storia e andrà raccontata un'altra volta. Odio perdermi un concerto che poteva essere un capitolo fondamentale della mia esistenza, ma trovo che questa cosa abbia un che di karmico, un sublime contrappasso, e quindi sto zitta e inghiotto. E poi odio le attese che fanno tanto quella sfigata di Bridget Jones, il che mi fa inevitabilmente salire un rigurgito indipendentista acido e bilioso, direttamente dal colon, probabilmente. Si, è esattamente di feci che sto parlando, con buona pace di chi avrebbe scritto merda perchè fa tanto politically uncorrect.

Ah, ed ecco un'altra cosa che oggi odio più del solito: se dici le cose in un modo sei politically correct, etichetta fastidiosissima; se le dici nel modo opposto sei politically uncorrect, etichetta ancor più fastidiosa, soprattutto se si pensa che frequentemente questa gente è di una volgarità raccapricciante, senza alcun rispetto per il congiuntivo, per le leggi fonetiche e per la punteggiatura. Quando la gente mi vede, vestita con gonne indiane di garza, o di seta, velluto nero e spine, pensa immediatamente che sono di sinistra, e invece no, cazzo (stavolta ci voleva), sono talmente di destra che sì, forse finisco per essere di sinistra. Non credo ad altro che alle leggi dell'evoluzione, il debole muore, il forte sopravvive e si riproduce, è l'unica speranza che abbiamo per non degenerare per il sangue debole come i reali d'Inghilterra.

Dai bilanciamo: amo, adoro, mi delizio nella pelle. No, niente di trasgressivo, o forse sì. Mi piace la pelle delle persone, quelle pelli dalla colorazione matta, leggermente opaca, niente lucido, niente sudore umidiccio o grasso. Guardare da vicino la pelle delle persone è un'esperienza che per me rasenta l'amplesso. Essendo io miope la cosa peraltro mi risulta particolarmente facile, visto che molto spesso mi devo avvicinare a distanze infinitesime a prescindere. In genere mi piace la consistenza di tutte le cose, come della pietra arenaria, in quelle situazioni in cui il tatto e la vista si integrano a un livello tale per cui come i ciechi si vede con gli occhi. Il tufo arenarico, comunemente detto arenaria, ad esempio. Dovete sapere che io faccio tirocinio in ospedale per diventare un giorno il povero tizio in camice che mentre muore di caldo ti fa le radiografie, comunemente dette lastre. Qualche giorno fa stavo centrando una paziente per farle un torace, una ragazza di colore nemmeno particolarmente bella. Ebbene, la grana della pelle di questa ragazza, illuminata dalla luce di centraggio, comunemente detta luce di centraggio, sembrava un tessuto di Verner Panton, una specie di mobile craquelé con profonde insenature da canyon. Meno male che sono professionale, altrimenti penso che avrei cercato di sedurla.

Adoro anche determinati materiali, come il vinile, l'acciaio, il rame e l'ottone, ma meno. Mi piace moltissimo il platino, perchè è persino più gelido dell'argento, e meno inflazionato. Il lattice lucido, magari di un bel colore scuro. La carta, quella spessa dei libri dell'inizio del ventesimo secolo. Quella carta fascista vagamente vergata, appena color avorio, sulla quale si potrebbe persino fare un acquerello, o che almeno ti lascia pensare così. Chi mi legge da tempo sa benissimo che adoro anche la seta, possibilmente crepe, pesante, solido e morbido. Un giorno dovrò pensare a farmi un abito in tela da pittura, o nel velluto che si usa per le tende del teatro, pesantissimo, che mi renda difficile camminare, ma che si distenda in pieghe perfette che scendono a terra. E poi ci sono degli odori che mi fanno letteralmente felice, come l'odore che ti lasciano certe persone addosso anche soltanto dopo un bacio, e che ti restano addosso per tutta la giornata, illanguidendoti e facendoti desiderare che il tempo passi in fretta per una notte d'amore, che poi magari non arriva, e anche l'odore svanisce, ma non il ricordo. Oppure l'odore dell'erba tagliata di fresco, che potrà sembrare banale, ma pazienza, così come l'odore della terra subito dopo che ha piovuto. Anche l'odore delle ferrovie, quando non è troppo forte, quel misto di carbone e legno e asfalto che ti fa venire in mente i viaggi e ti porta lontano, come l'odore che hanno le cime delle navi impregnate di acqua salata. Peccato che ora le facciano di nylon asettico come materiale da sala operatoria. L'odore del miele di zagara, o delle zagare medesime poi, mi rende addirittura estatica, vuoi per i ricordi d'infanzia nella casa di campagna, vuoi per la sensazione di perfetto edonismo che mi danno queste due cose. Una volta ho sognato che mia madre vendeva quella casa, e mi sono svegliata in un bagno di sudore, come se avessi la febbre. L'odore del gelsomino, durante la notte, quando ti sembra che il caldo ti farà impazzire, e poi invece arriva la nuvola di profumo, stordente, soporifera, e apri gli occhi che è già mattina, sorpreso e grato.

Ancora, 'chè la notte è lunga. Odio quando piove troppo poco per lavare le strade e il cielo, e resta nell'aria un'umidità soffocante come nebbia e il lezzo dell'asfalto e degli ossidi di carbonio bagnati. Odio le scarpe e i reggiseni, perchè mi sembrano gabbie, e il tutto senza alcuna pretesa di femminismo. Mi danno la nausea l'odore del cavolfiore, comunemente noto dalle mie parti come broccolo, e dei fagiolini mentre sono nella pentola a bollire. Mi incazzo moltissimo quando so di essere sulla soglia della comprensione di qualcosa e poi questa mi sfugge, soprattutto se è perchè mi sono distratta un attimo ed essa ne ha approfittato, come un insetto che non si lascia acchiappare. Quando mi taglio con la carta, apoteosi della rabbia, perchè non è nemmeno un oggetto con cui puoi prendertela e scagliarlo contro qualche muro, svolazza beffarda due secondi senza darti alcuna soddisfazione. E odio il rosa e in merito non darò spiegazioni. Odio il rosa, punto. Anatema, vituperio, e strazio per le poesie adolescenziali, specialmente se mi vengono inflitte forzatamente. Basta con gli altari macchiati dello scuro sangue dei morti, basta con il vento di tempesta della solitudine. Voglio disciplina, rigore, finanche calcolo, se la cosa vi può fare stare meglio. Sfatiamo un mito: i versi liberi non esistono. L'endecasillabo, il settenario, l'ottonario, senari e quinari sono fottutamente scritti nel nostro codice genetico. Con buona pace dei francesi cui mancherà per sempre una sillaba.

Amo i tamburi, i bassi, le sezioni ritmiche in genere, infatti il drum&bass mi mette in moto quanto e più della taranta. Che per carità, amo altrettanto visceralmente, ma deve essere sciamanica, assolutamente estatica, perchè di tarantola stiamo lentamente morendo tutti, e ci serve una bella shock terapia. Amo il bandoneon, il tango, il blues, la jungle, il contrabbasso, il theremin, lo swing e il blues, il violino irlandese, comunemente detto fiddle, il fado, la giga che ti mette addosso voglia di saltellare senza alcuna dignità. Amo lo slide, possibilmente di metallo che di vetro non suona uguale, adoro gli Estudios Sencillos di Leo Brouwer, Mozart, Ella Fitzgerald, Christina Aguilera, Mina, Billie Holiday, Aretha Franklin, e da questo si dovrebbe poter capire che adoro cantare, per quanto io non sia degna di intonare niente delle suddette Signore. Amo avere segni sulla pelle, che siano morsi o tatuaggi, qualcosa che passando per il tatto mi tocchi nel profondo; tutto sommato possono andare bene anche le cicatrici, anche perchè tanto ci devo convivere, quindi tanto vale farsele piacere. Mi si apre il cuore nel guidare, possibilmente ad alte velocità, in autostrada, con i finestrini aperti, cantando a squarciagola e spesso di notte, ma non è strettamente necessario, purchè non faccia caldo.

Ah, e non disdegno le colazioni a letto, le coccole, e avere pettinati i capelli.


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31/07/2005

Fra gli sviluppatori di PhotoShop CS c'è un tale che si chiama Michael Scarafone. E' una scoperta che trovo doveroso condividere con voi.

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